Potere nero: il rapporto fra Tupac Shakur e la comunità afroamericana

Tupac Shakur è stato un’icona della Black America. Ma, i suoi rapporti con la propria comunità non furono sempre idialliaci.

Prima dell’uscita del film All Eyez On Me, nei cinema dal 7 al 13 settembre, scopri il complesso rapporto fra il celebre cantante rap e la “sua” gente.

Un rivoluzionario e un predestinato

Nei testi delle sue canzoni, Tupac Shakur ha raccontato la vita difficile del ghetto, il razzismo, l’emarginazione sociale. La poetica del rapper è profondamente influenzata dai ricordi dell’infanzia. La meadre Afeni è una esponente di spicco delle Pantere Nere. Inoltre, i primi anni di vita del futuro rapper sono caratterizzati dalla vita ghetto: un ambiente ostile dal quale è difficile uscire puliti.

Il figlio del ghetto, però, è destinato a trovare fortuna. Quando si trasferisce ormai adolescente a Baltimora, Tupac vince una borsa di studio per la prestigiosa Baltimore School for the Arts. È lì che scopre la passione per il rap, anche se il giovane è ancora inconsapevole del successo che gli arriderà di lì a pochi anni.

Thug life, real life

Quando Tupac raggiunge il meritato successo, la sua ascesa è un barlume di speranza per la comunità afroamericana. Il figlio del ghetto che riesce emergere e che, grazie ai suoi testi socialmente impegnati, rappresenta una voce fuori dal coro che non piace alla White America perbenista.

Tupac s’impone come un simbolo per la sua gente. Siamo all’inizio degli anni ’90. L’America è scossa dal pestaggio subito dal giovane di colore Rodney King, ad opera di agenti di polizia. Sullo sfondo di questa guerra civile, Tupac assume le fattezze di un leader per la propria comunità: la sua voce arrabbiata diviene la voce della propria gente.

Ma il successo che arride a Tupac Shakur è effimero e beffardo. Il giovane rapper si impone con le sue melodie trascinanti e i suoi versi taglienti, ma il figlio del ghetto comincia anche ad essere messo in discussione anche dalla propria comunità.

All Eyez On Me

I’m not your hero

Nonostante le premesse, infatti, comincia ad essere chiaro a tutti che i testi di Tupac, più che inneggiare alla rivoluzione, raccontano con crudo realismo la realtà della comunità afroamericana. La libertà intellettuale del rapper lo porta a scagliare le sue invettive contro tutti, anche i fratelli.

Così, l’eroe non cade solo sotto i colpi del perbenismo della White America, ma viene anche progressivamente emarginato dalla propria comunità. Complice anche una serie di eventi collaterali: plurimi alterchi con la polizia, l’accusa di stupro.

Che Tupac abbia subito per tutta la sua breve vita il peso della propria figura è testimoniato da un verso che egli intona in  Ghetto Gospel: “Mi rifiuto di essere un modello”.

Eppure, volendo o nolendo, Tupac Shakur è stato un modello, un’icona che tornerà a mostrarsi in All Eyez On Me, dal 7 al 13 settembre al cinema.

2017-09-04T21:03:42+00:00